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Amnesty International Italia

Teatro e impegno civile

ArTeMuda dal 2005 collabora con Amnesty International per la realizzazione di performance teatrali a sostegno delle iniziative.

 

 

ARTEMUDA PER AMNESTY INTERNATIONAL
E LA CAMPAGNA CONTROL ARMS

Sabato 9 luglio 2005
Piazza Castello
Torino

ArTeMuda collabora con Amnesty International per la realizzazione di una performance teatrale in occasione della campagna Control Arms, contro il traffico incontrollato di armi nel mondo. La performance é stata realizzata dagli attivisti di Amnesty International e dai partecipanti ai Cantieri di Creatività Teatrale ArTeMuDa.

I laboratori di preparazione alla performance si sono svolti giovedì 30 giugno e giovedì 7 luglio 2005 dalle 21 alle 24 presso il Circolo Aldobaraldo, in via Parma 29 a Torino.

La performance é stata presentata sabato 9 luglio 2005 in Piazza Castello a Torino circa ogni ora, a partire dalle ore 11 e fino alle ore 18 circa.

Le foto della performance

ARTEMUDA PER I CINQUANT'ANNI DI AMNESTY INTERNATIONAL

Gli attivisti di Amnesty International, insieme agli attori dell'Associazione ArTeMuDa, ripropongono la performance teatrale "50 per Amnesty" che ha debuttato il 28 maggio 2011 a Torino in Piazza Carlo Alberto, per raccontare i 50 anni di storia di Amnesty International. A seguire verrà proiettato il documentario "Eco", regia di Abdelmjid El Farji e Gisella Vasta, una narrazione a più voci sui fatti della "Primavera Araba".

Sabato 28 maggio 2011, ore 21
Piazza Carlo Alberto
Torino

Venerdì 16 dicembre 2011, ore 21
Teatro L'Espace
Via Mantova 38 - Torino

Guarda le foto della performance del 28 maggio in piazza Carlo Alberto

Il 28 maggio 1961 l'avvocato Peter Benenson scrisse un articolo sul quotidiano londinese The Observer dopo aver letto che due studenti portoghesi erano stati condannati a sette anni di detenzione per aver brindato alla libertà. Di fronte a queste notizie "il lettore del giornale sente un nauseante senso di impotenza. Ma se questi sentimenti di disgusto ovunque nel mondo potessero essere uniti in un'azione comune qualcosa di efficace potrebbe essere fatto".

Da questo articolo e dalla campagna per i prigionieri dimenticati che ne seguì, nacque nel 1961 Amnesty International.

Da allora e per tutti questi 50 anni molte campagne si sono susseguite, per i prigionieri dimenticati, contro la pena di morte, fino alla più attuale "Io pretendo dignità". Sono tante le azioni intraprese, e tanti i risultati ottenuti, in mezzo secolo di lavoro.

Centinaia di migliaia di persone hanno ritrovato la libertà o hanno avuto la vita salvata grazie a un appello. Diverse norme internazionali, come il Protocollo opzionale dell'Onu sui bambini soldato o la Convenzione sulle sparizioni forzate, sono state sviluppate grazie al contributo di Amnesty International. La mobilitazione ha aperto la strada all'istituzione della Corte penale internazionale.

Tuttavia, parole come povertà, insicurezza, privazione, esclusione, discriminazione, violenza, tortura, pena di morte, detenzioni arbitrarie, processi iniqui sono ancora attuali. Fino a quando non diventeranno parole lontane, Amnesty International continuerà a chiedere ai governi di rispettare i diritti umani e di porre fine alle loro violazioni. E in questo 2011, 50° anniversario della sua nascita, è importante farlo con ancora maggiore forza e impegno.

 

 

Le donne forti danzano scalze

Spettacolo teatrale con gli attori dell'Associazione ArTeMuDa e gli attivisti di Amnesty International

Regia di Patrizia Spadaro e Roberto Micali

Foto dello spettacolo

Dopo le esperienze teatrali nel 2005 in occasione della campagna "Control Arms" e nel 2011-2012 per i 50 anni di Amnesty, si rinnova la collaborazione tra l'Associazione ArTeMuDa e Amnesty International.

La nuova performance porta in scena la storia di cinque donne vittime di violenze di diverso tipo: Hina, Juliette, Deborah, Isoke e Carmen. Alcune di loro sono apparse sulle prime pagine della cronaca nera di questi ultimi anni. Altre sono figure di donne sicuramente meno famose ma non meno rappresentative delle violenze solitamente subite dalle donne in tutto il mondo. Donne di cui, per usare le parole di Dacia Maraini, si sentono i "passi affrettati", silenziosi e discreti.