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L'Adreyt di Oulx

L'Adreyt di OulxUNO SGUARDO ALL'INDIRITTO

L'Adreyt, l'indiritto, il pendio a solatio, il territorio di Oulx posto sul vesante orografico sinistro della Valle della Dora di Cesana, comprende i villaggi di Amazas, Soubras e Vazon, tradizionalmente considerati come un'unica identità e quindi separati dal villaggio di Pierremenaud che pure è posto sul medesimo versante alle pendici del Monte Cotolivier.

Il percorso di lettura del territorio dell'Adreyt tracciato dal libro si snoda attraverso i toponimi, recuperati tramite incontri e sopralluoghi con chi ha vissuto quei posti e attraverso cui quei nomi possono oggi parlarci e raccontarci storie, leggende, aneddoti o semplicemente descriverci i luoghi com'erano e, in alcuni casi, come sono tuttora.

La pubblicazione può essere richiesta
all'Associazione ArTeMuDa:
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Tel: 335-7669611


La pubblicazione è stata possibile grazie ad un contributo del Ce.S.Do.Me.O. (Centro per lo Studio e la Documentazione della Memoria Orale delle minoranze linguistiche occitana e franco-provenzale della Provincia di Torino che ha sede a Giaglione) e all'Associazione ArTeMuDa.

Renato Sibille ha pubblicato:
- nel 2003, per le edizioni Valados Usitanos, "Mil Purus suonatore ambulante armazan", biografia di un suonatore ambulante di fisarmonica con diverse immagini e una breve storia della frazione Ramats di Chiomonte;
- nel 2004, per l'Alzani di Pinerolo, "Guida ai toponimi e alla storia di San Marco di Oulx" con la descrizione del territorio, della storia e delle leggende del piccolo villaggio un tempo luogo di passaggio sull'Antica Strada di Francia ed ora luogo di transito sulle strade olimpiche
- nel 2005, edito dall'Associazione ArTeMuDa, "Se giovane sapesse e vecchio potesse...", dove Renato Sibille e la madre Serafina Perron Cabus raccontano la cultura contadina di San Marco di Oulx.


Prologo della pubblicazione:

"Si spengono le luci di sala. Il sipario è ancora chiuso. Il pesante drappo rosso, che ai lati e in alto si perde nell'oscurità, scende in lunghe pieghe che di tanto in tanto, mosse da un'impercettibile corrente, ondeggiano pian piano avanti e indietro. Il pubblico è impaziente e fissa il sipario in modo quasi ipnotico. Non vuole distrarsi, perché sa che potrebbe aprirsi da un momento all'altro. La scena è pronta. Il palcoscenico è ancora immerso nell'oscurità totale, vasto come una pianura. Tutto è pronto. I Toponimi sono pronti a entrare in scena, carichi di vita. Ognuno di loro è impaziente di raccontare la propria storia. Il Tempo ha scritto un copione fitto per ciascun Toponimo, conservando preziosamente storie di uomini e di donne nelle pieghe del territorio. Il copione raccoglie l'eco delle vecchie canzoni, i gesti dei lavori nei campi, i profumi delle stagioni, i segni delle catastrofi naturali e delle guerre, le storie narrate nella stalla durante le veglie, le filastrocche e i giochi dei bimbi. La memoria, straordinario ingranaggio collettivo, ha lavorato incessantemente per scrivere il copione. Ora i Toponimi stanno per rivelare al pubblico i loro segreti, per far sì che la storia, la cultura e il territorio non siano dimenticati. Tutti li resteranno ad ascoltare con attenzione e curiosità, perché sanno che in qualche battuta troveranno anche una parte della loro storia. Avanti, chi è di scena?"