Questa apertura del mondo del lavoro verso ambiti apparentemente molto distanti è in parte dovuta al fatto che l'azienda non è solo un sistema, ossia "un insieme di parti che operano congiuntamente per uno scopo comune", ma é sempre più un sistema complesso. Le relazioni e le modalità di interazione tra le singole componenti del sistema azienda tendono infatti ad essere difficilmente dominabili e gestibili dai criteri tradizionalmente adottati: incorporazioni, fusioni, ristrutturazioni e cessioni rendono spesso inadeguati, tanto in termini di efficacia quanto di efficienza, i normali strumenti adottati nell'azienda per la comunicazione, la formazione, il lavoro di gruppo, il management e la leadership.
Di fronte ad un "camaleontico sistema organizzativo" , la sfida non è tanto quella di tentare di ridurne la complessità, quanto quella di comprenderlo, dove per "comprensione" non si intende operare una semplificazione della realtà, ma "lasciarsi coinvolgere nella rete delle relazioni" . Il mondo del lavoro si vede dunque costretto, pena la sua stessa sopravvivenza, ad esplorare altri mondi e altri sistemi, apparentemente molto distanti, alla ricerca di nuove tecniche e nuove metodologie non convenzionali.
Questa ricerca affannosa di nuovi strumenti al di fuori dell'organizzazione lavorativa porta parallelamente alla ri-scoperta di una dimensione ritenuta normalmente di intralcio all'oggettività delle decisioni e dei processi aziendali: la componente emozionale. Le aziende si rendono sempre più conto di poter trarre beneficio da un nuovo atteggiamento nei confronti della dimensione emotiva, nel tentativo di focalizzare l'attenzione sulla "rete di relazioni" e sui rapporti interpersonali.
In fondo, utilizzare in azienda strumenti con un livello di coinvolgimento capace di superare la sfera cognitiva e di attivare anche il lato emotivo dei partecipanti é un modo per "decongestionare" le risorse del lavoratore ed allontanare potenziali situazioni di stress. I cosiddetti metodi del tipo "come fare per…", anziché aiutare il lavoratore a distribuire più equamente le proprie risorse, lo costringono ad usare la sua parte più utilizzata, cioè quella razionale. Si tratta di redistribuire un po' il carico per evitare collassi.
Da qui nasce la curiosità del mondo del lavoro per il mondo del teatro, visto come serbatoio di tecniche e strumenti artistici creativi dotati di una forte componente emotiva. Il mondo del lavoro esplora il mondo del teatro e resta affascinato dalla sua forza, dalle sue capacità comunicative, dalla sua dimensione ludica, dalla sua funzione specchio, dal suo gioco dei ruoli e del "come se", dalla presenza scenica dell'attore, dall'uso del corpo e della voce. Il mondo del lavoro chiama il mondo del teatro, che risponde e offre i suoi strumenti, le sue forme, i suoi attori. Questi attori diventano formatori d'azienda, comunicatori d'impresa, esperti di simulazione, addetti alle relazioni, consulenti per il settore delle risorse umane, speaker in conferenze, team manager. Nel luglio 2004 la e3 Consultants , società di consulenza aziendale per le aree organizzative, commerciali, risorse umane e comunicazione, firma una collaborazione con Teatri Possibili, progetto artistico di produzione, formazione e diffusione del teatro fondato nel 1996 da Corrado d'Elia, per la realizzazione di corsi di formazione che si avvalgono degli strumenti tipici del training dell'attore e per la realizzazione di spettacoli formativi e celebrativi .
Il mondo del teatro offre i propri strumenti al mondo del lavoro, che li adatta ai propri obiettivi: formare, comunicare, promuovere, sensibilizzare, celebrare, divertire, far riflettere, simulare. L'azienda scopre con piacere che l'uso della mediazione teatrale nel mondo del lavoro non solo non è incompatibile con le attività produttive, ma addirittura aiuta a raggiungere gli obiettivi in modo più efficiente ed efficace: fare formazione per 1200 dipendenti con una singola lezione-spettacolo, anziché con un cospicuo numero di lezioni "tradizionali" in aula a gruppi di 25-30 persone, é una prospettiva sempre più apprezzata, indipendentemente dall'etichetta di teatro d'impresa o teatro azienda o business theatre.
Il mondo del teatro esporta strumenti, forme, personaggi, storie, che l'organizzazione lavorativa fa propri ed applica ai propri processi e funzioni. Se analizziamo gli strumenti a mediazione teatrale utilizzati nel mondo del lavoro ci accorgiamo che nulla di nuovo è stato inventato: improvvisazione teatrale, spettacoli a soggetto fisso, simulazione, assunzione di ruolo, metafore.
Al mondo del lavoro piace la dimensione ludica del teatro, come al manager che, dopo una settimana di giacca e cravatta, il venerdì in azienda indossa t-shirt e pantaloncini. Piace perché scollega per un attimo l'emisfero sinistro del cervello ed attiva quello destro, risvegliando la creatività e l'emotività. Piace perché "la notion de plaisir est essentiel".
Al mondo del lavoro piace la dimensione di evento del teatro, perché crea l'occasione per ritrovarsi - fisicamente - tutti insieme, nello stesso luogo per assistere ad un avvenimento che ci ri-guarda.
Molti esperimenti di utilizzo di tecniche teatrali nel mondo aziendale vengono raggruppati sotto l'etichetta di Teatro d'Impresa, che è forse la denominazione attualmente più nota per indicare il punto di incontro tra lavoro e teatro. Non è facile definire con precisione quale tipo di teatro rientri sotto tale denominazione. In generale possiamo affermare che il Teatro d'Impresa non corrisponde ad una forma teatrale specifica, ma è una denominazione sotto cui sono raggruppate diverse forme e tecniche a mediazione teatrale, dall'improvvisazione teatrale alla lezione-spettacolo al business theatre.
In ogni caso, il Teatro d'Impresa non è l'unica modalità di utilizzo del teatro nelle organizzazioni lavorative. È per questo che preferiamo usare il termine "Teatro & Lavoro" piuttosto che Teatro d'Impresa, perché con Impresa indichiamo solo una parte delle organizzazioni lavorative a cui è possibile applicare le tecniche teatrali. Ad esempio, le tecniche teatrali possono essere indirizzate agli operatori sociali - educatori, assistenti - che solo in parte possono essere considerati un'impresa o facenti parte di un'impresa vera e propria. Inoltre, i termini impresa e azienda rimandano inevitabilmente ad una realtà volta al profitto, mentre l'utilizzo del teatro è orientato anche ad organizzazioni e strutture di tipo sociale o assistenziale, destinate ad erogare un servizio più che a creare un prodotto