GRANDI MAESTRI PER UN PICCOLO GRANDE TEATRO
La piccola Salbertrand scommette sull'arte eccelsa ed evoca i nomi dei giganti della storia del teatro da Peter Brook a Tadeuz Kantor, da Stanislavskij ad Antonin Artaud. Parrebbe essere utopia, ma a ben guardare la storia delle rivoluzioni che hanno rivitalizzato l'arte dell'attore ci accorgiamo che questa è passata fuori dai palcoscenici dei teatri all'italiana, per attingere alle esperienze più disparate e alla vita che scorre fuori dalla cosiddetta cultura "alta" che oggi si produce e si promuove solo attraverso il tubo catodico dell'elettrodomestico più odiato ma più utilizzato in ogni casa.


Così nasce a Salbertrand un laboratorio permanente di ricerca teatrale, tenuto dall'Associazione Culturale ArTeMuDa di Torino, che si propone di scavare nella cultura locale attraverso un approccio di tipo antropologico. Il laboratorio terrà delle sessioni di lavoro ogni domenica, nella palestra messa a disposizione dall'Amministrazione comunale, e sarà diretto da Renato Sibille, ricercatore impegnato nella valorizzazione della cultura locale, laureato in teatro al DAMS dell'Università di Torino e cultore di teatro di ricerca presso la stessa facoltà.

Il laboratorio nasce senza fondi e senza mezzi e si affida alla sola capacità attoriale e di ricerca dei partecipanti. Gli attori si ispirano ai grandi maestri del teatro mondiale del Novecento, alla biomeccanica di Mejerchol'd, al teatro laboratorio di Copeau, a Julian Beck e Judith Malina, al Tanztheater di Pina Bausch, alle avanguardie italiane e americane degli anni Sessanta e Settanta, ma non tralasciano di seguire con interesse le ultime esperienze sia europee sia americane e asiatiche.

Le tecniche mediante le quali gli ispiratori del laboratorio vogliono condurre la ricerca trovano fondamento nell'antropologia teatrale. Si tratta di una nuova disciplina che studia l'arte dell'attore e la sua presenza scenica nel suo aspetto di extraquotidianità. L'antropologia teatrale è stata ideata alla fine degli anni Settanta da Eugenio Barba, uno dei più grandi registi della scena internazionale, che sarà al Teatro Espace di Torino nella seconda metà di aprile con una serie di spettacoli e workshop del suo gruppo, l'Odin Teatret, direttamente dalla Danimarca dove ha sede il suo laboratorio teatrale.
Il laboratorio di Salbertrand intende condurre ricerche di tipo storico e antropologico sul lavoro contadino e sulla cultura dell'Alta Valle di Susa, incontrando quelli che Renato Sibille definisce "gli altri nostri grandi maestri: gli abitanti del posto che custodiscono il sapere di una terra e i suoi gesti".

E' proprio sul gesto che si concentra essenzialmente la ricerca. Quel gesto del mondo contadino che perdendosi porta con se le parole che non hanno più ragione di essere dette perché narrano, descrivono, chiamano quel gesto che produce un lavoro. Il lavoro duro della vita quotidiana ormai lasciata alle spalle, ma ancora presente nella carne e nella memoria di persone eccezionali in grado di trasmettere l'essenza di quella vita e di quel mondo. Un teatro occitano dunque? No - ci spiega Renato Sibille - un teatro che guarda al mondo occitano e alla sua identità e attraverso questo, compresa la sua lingua, il patouà, vuole comunicare in pari dignità con il mondo delle differenze e delle diversità, contro ogni globalizzazione.

La visione teatrale del gruppo nasce dal teatro povero del grande regista polacco Gerzi Grotowski, un teatro povero sì di mezzi ma, soprattutto, povero di elementi non indispensabili all'accadere teatrale che spesso appesantiscono la scena e portano lo spettatore a sonnecchiare, annoiato da parole e gesti buttati via, privi di vita e di un perché. Il teatro povero non può fare a meno di due sole cose: i corpi dell'attore e dello spettatore, tutto il resto non è essenziale alla scena.

Il neonato laboratorio di Salbertrand ha già suscitato interesse in ambiente universitario tra antropologi, docenti e ricercatori di teatro che seguono l'esperimento con attenzione. Anche Oltralpe, il quotidiano francese Les Echos - corrispondente all'italiano Sole24ore - ha dimostrato un interesse per l'iniziativa nell'articolo dedicato al Piemonte delle Olimpiadi 2006, comparso nell'edizione week-end del 13-14 febbraio scorsi.

Per informazioni: 335-7669611 oppure scriveteci una email
GRANDI MAESTRI PER UN PICCOLO GRANDE TEATRO
La piccola Salbertrand scommette sull'arte eccelsa ed evoca i nomi dei giganti della storia del teatro da Peter Brook a Tadeuz Kantor, da Stanislavskij ad Antonin Artaud. Parrebbe essere utopia, ma a ben guardare la storia delle rivoluzioni che hanno rivitalizzato l'arte dell'attore ci accorgiamo che questa è passata fuori dai palcoscenici dei teatri all'italiana, per attingere alle esperienze più disparate e alla vita che scorre fuori dalla cosiddetta cultura "alta" che oggi si produce e si promuove solo attraverso il tubo catodico dell'elettrodomestico più odiato ma più utilizzato in ogni casa.


Così nasce a Salbertrand un laboratorio permanente di ricerca teatrale, tenuto dall'Associazione Culturale ArTeMuDa di Torino, che si propone di scavare nella cultura locale attraverso un approccio di tipo antropologico. Il laboratorio terrà delle sessioni di lavoro ogni domenica, nella palestra messa a disposizione dall'Amministrazione comunale, e sarà diretto da Renato Sibille, ricercatore impegnato nella valorizzazione della cultura locale, laureato in teatro al DAMS dell'Università di Torino e cultore di teatro di ricerca presso la stessa facoltà.

Il laboratorio nasce senza fondi e senza mezzi e si affida alla sola capacità attoriale e di ricerca dei partecipanti. Gli attori si ispirano ai grandi maestri del teatro mondiale del Novecento, alla biomeccanica di Mejerchol'd, al teatro laboratorio di Copeau, a Julian Beck e Judith Malina, al Tanztheater di Pina Bausch, alle avanguardie italiane e americane degli anni Sessanta e Settanta, ma non tralasciano di seguire con interesse le ultime esperienze sia europee sia americane e asiatiche.

Le tecniche mediante le quali gli ispiratori del laboratorio vogliono condurre la ricerca trovano fondamento nell'antropologia teatrale. Si tratta di una nuova disciplina che studia l'arte dell'attore e la sua presenza scenica nel suo aspetto di extraquotidianità. L'antropologia teatrale è stata ideata alla fine degli anni Settanta da Eugenio Barba, uno dei più grandi registi della scena internazionale, che sarà al Teatro Espace di Torino nella seconda metà di aprile con una serie di spettacoli e workshop del suo gruppo, l'Odin Teatret, direttamente dalla Danimarca dove ha sede il suo laboratorio teatrale.
Il laboratorio di Salbertrand intende condurre ricerche di tipo storico e antropologico sul lavoro contadino e sulla cultura dell'Alta Valle di Susa, incontrando quelli che Renato Sibille definisce "gli altri nostri grandi maestri: gli abitanti del posto che custodiscono il sapere di una terra e i suoi gesti".

E' proprio sul gesto che si concentra essenzialmente la ricerca. Quel gesto del mondo contadino che perdendosi porta con se le parole che non hanno più ragione di essere dette perché narrano, descrivono, chiamano quel gesto che produce un lavoro. Il lavoro duro della vita quotidiana ormai lasciata alle spalle, ma ancora presente nella carne e nella memoria di persone eccezionali in grado di trasmettere l'essenza di quella vita e di quel mondo. Un teatro occitano dunque? No - ci spiega Renato Sibille - un teatro che guarda al mondo occitano e alla sua identità e attraverso questo, compresa la sua lingua, il patouà, vuole comunicare in pari dignità con il mondo delle differenze e delle diversità, contro ogni globalizzazione.

La visione teatrale del gruppo nasce dal teatro povero del grande regista polacco Gerzi Grotowski, un teatro povero sì di mezzi ma, soprattutto, povero di elementi non indispensabili all'accadere teatrale che spesso appesantiscono la scena e portano lo spettatore a sonnecchiare, annoiato da parole e gesti buttati via, privi di vita e di un perché. Il teatro povero non può fare a meno di due sole cose: i corpi dell'attore e dello spettatore, tutto il resto non è essenziale alla scena.

Il neonato laboratorio di Salbertrand ha già suscitato interesse in ambiente universitario tra antropologi, docenti e ricercatori di teatro che seguono l'esperimento con attenzione. Anche Oltralpe, il quotidiano francese Les Echos - corrispondente all'italiano Sole24ore - ha dimostrato un interesse per l'iniziativa nell'articolo dedicato al Piemonte delle Olimpiadi 2006, comparso nell'edizione week-end del 13-14 febbraio scorsi.

Per informazioni: 335-7669611 oppure scriveteci una email
Il laboratorio nasce senza fondi e senza mezzi e si affida alla sola capacità attoriale e di ricerca dei partecipanti. Gli attori si ispirano ai grandi maestri del teatro mondiale del Novecento, alla biomeccanica di Mejerchol'd, al teatro laboratorio di Copeau, a Julian Beck e Judith Malina, al Tanztheater di Pina Bausch, alle avanguardie italiane e americane degli anni Sessanta e Settanta, ma non tralasciano di seguire con interesse le ultime esperienze sia europee sia americane e asiatiche.

Le tecniche mediante le quali gli ispiratori del laboratorio vogliono condurre la ricerca trovano fondamento nell'antropologia teatrale. Si tratta di una nuova disciplina che studia l'arte dell'attore e la sua presenza scenica nel suo aspetto di extraquotidianità. L'antropologia teatrale è stata ideata alla fine degli anni Settanta da Eugenio Barba, uno dei più grandi registi della scena internazionale, che sarà al Teatro Espace di Torino nella seconda metà di aprile con una serie di spettacoli e workshop del suo gruppo, l'Odin Teatret, direttamente dalla Danimarca dove ha sede il suo laboratorio teatrale.
Il laboratorio di Salbertrand intende condurre ricerche di tipo storico e antropologico sul lavoro contadino e sulla cultura dell'Alta Valle di Susa, incontrando quelli che Renato Sibille definisce "gli altri nostri grandi maestri: gli abitanti del posto che custodiscono il sapere di una terra e i suoi gesti".

E' proprio sul gesto che si concentra essenzialmente la ricerca. Quel gesto del mondo contadino che perdendosi porta con se le parole che non hanno più ragione di essere dette perché narrano, descrivono, chiamano quel gesto che produce un lavoro. Il lavoro duro della vita quotidiana ormai lasciata alle spalle, ma ancora presente nella carne e nella memoria di persone eccezionali in grado di trasmettere l'essenza di quella vita e di quel mondo. Un teatro occitano dunque? No - ci spiega Renato Sibille - un teatro che guarda al mondo occitano e alla sua identità e attraverso questo, compresa la sua lingua, il patouà, vuole comunicare in pari dignità con il mondo delle differenze e delle diversità, contro ogni globalizzazione.

La visione teatrale del gruppo nasce dal teatro povero del grande regista polacco Gerzi Grotowski, un teatro povero sì di mezzi ma, soprattutto, povero di elementi non indispensabili all'accadere teatrale che spesso appesantiscono la scena e portano lo spettatore a sonnecchiare, annoiato da parole e gesti buttati via, privi di vita e di un perché. Il teatro povero non può fare a meno di due sole cose: i corpi dell'attore e dello spettatore, tutto il resto non è essenziale alla scena.

Il neonato laboratorio di Salbertrand ha già suscitato interesse in ambiente universitario tra antropologi, docenti e ricercatori di teatro che seguono l'esperimento con attenzione. Anche Oltralpe, il quotidiano francese Les Echos - corrispondente all'italiano Sole24ore - ha dimostrato un interesse per l'iniziativa nell'articolo dedicato al Piemonte delle Olimpiadi 2006, comparso nell'edizione week-end del 13-14 febbraio scorsi.

Per informazioni: 335-7669611 oppure scriveteci una email a artemuda@yahoo.it
E' proprio sul gesto che si concentra essenzialmente la ricerca. Quel gesto del mondo contadino che perdendosi porta con se le parole che non hanno più ragione di essere dette perché narrano, descrivono, chiamano quel gesto che produce un lavoro. Il lavoro duro della vita quotidiana ormai lasciata alle spalle, ma ancora presente nella carne e nella memoria di persone eccezionali in grado di trasmettere l'essenza di quella vita e di quel mondo. Un teatro occitano dunque? No - ci spiega Renato Sibille - un teatro che guarda al mondo occitano e alla sua identità e attraverso questo, compresa la sua lingua, il patouà, vuole comunicare in pari dignità con il mondo delle differenze e delle diversità, contro ogni globalizzazione.

La visione teatrale del gruppo nasce dal teatro povero del grande regista polacco Gerzi Grotowski, un teatro povero sì di mezzi ma, soprattutto, povero di elementi non indispensabili all'accadere teatrale che spesso appesantiscono la scena e portano lo spettatore a sonnecchiare, annoiato da parole e gesti buttati via, privi di vita e di un perché. Il teatro povero non può fare a meno di due sole cose: i corpi dell'attore e dello spettatore, tutto il resto non è essenziale alla scena.

Il neonato laboratorio di Salbertrand ha già suscitato interesse in ambiente universitario tra antropologi, docenti e ricercatori di teatro che seguono l'esperimento con attenzione. Anche Oltralpe, il quotidiano francese Les Echos - corrispondente all'italiano Sole24ore - ha dimostrato un interesse per l'iniziativa nell'articolo dedicato al Piemonte delle Olimpiadi 2006, comparso nell'edizione week-end del 13-14 febbraio scorsi.

Per informazioni: 335-7669611 oppure scriveteci una email a artemuda@yahoo.it
LA PESTE ALLE PORTE
DEL TEATRO
Atti del Convegno ArTeMuDa
L'Associazione ArTeMuDa ha pubblicato gli atti del convegno "La peste alle porte del teatro", svoltosi a Salbertrand il 13 dicembre 2008.

La pubblicazione è stata realizzata con il contributo dell'Ecomuseo Colombano Romean del Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand.
Per scaricare i singoli interventi del convegno clicca sul titolo. I file sono in formato Adobe pdf, scaricabile gratuitamente sul sito www.adobe.com

BENVENUTO

Massimo Garavelli, Presidente del Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand

Piero Biolati, Sindaco di Salbertrand


Valter Giuliano, Assessore alla Cultura e ai Parchi, Provincia di Torino


Roberto Micali, Presidente dell'Associazione Culturale ArTeMuDa


INTERVENTI

- LÄ PÈSTË I L'Î RIBÀ, L'Î JÒ OU L'INDÀ DLÄ PORTË! La peste è arrivata, è già alla porta!

Renato Sibille, Direttore Laboratorio di Ricerca Teatrale di Salbertrand

- Peste et morbo subitaneo. Manifestazioni di peste in Alta Valle Susa
Clelia Baccon, Storica

- I testamenti della peste (fra Alta Dora e Chisone)
Sergio Ottonelli

- L'evoluzione demografica di Bardonecchia dalla peste del 1630 al 1750
Luigi Martinasso, Storico

- In nomine Sancti. Schiere di santi contro la peste in Alta Valle Susa
Gianluca Popolla, Direttore Centro Culturale Diocesano di Susa

- Devozione in epoca di peste in alta valle susa. L'epidemia di peste del 1630
Laura Gatto Monticone, Andrea Zonato, Centro Culturale Diocesano di Susa

- Musica in tempo di peste. Mors stupebit…
Gigliola Bianchini, Conservatorio Musica Statale A. Vivaldi di Alessandria

- Perché danzare agli altari? Il teatro e la peste della storia
Fernando Mastropasqua, Docente di Antropologia Culturale

- La combustione dei corpi. Dal teatro alla peste
Roberta De Martini, Cultore di Teatro, DAMS, Università di Torino

- I costumi de L'angelo della peste. La creatività come connubio tra storia e tradizione
Nadia Ruffa

- Il training dell'attore: alla ricerca dei gesti estremi della peste
Roberto Micali, Presidente dell'Associazione Culturale ArTeMuDa

- Le fonti popolari de L'anjë dlä pèstë del Laboratorio Permanente di Ricerca Teatrale di Salbertrand
Renato Sibille, Direttore Laboratorio di Ricerca Teatrale di Salbertrand
La pubblicazione può anche essere richiesta all'Associazione ArTeMuDa:
Email: artemuda@yahoo.it
Tel: 0122-901308
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