"Se non faccio training per un giorno, solo la mia coscienza lo sa; se non lo faccio per tre giorni, solo i miei compagni lo notano; se non lo faccio per una settimana, tutti gli spettatori lo vedono" (Eugenio Barba)

Nella fase di training bisogna cercare di rimuovere tutto ciò che blocca l'attore, gli ostacoli fisici e psichici. Per ogni singolo attore deve essere localizzato quel fattore che blocca le sue associazioni interiori, causando il tal modo la mancanza di decisione, la confusione dei mezzi espressivi e la carenza di disciplina; quel fattore che gli impedisce di provare un sentimento di libertà personale, e la consapevolezza che il suo organismo è completamente libero e potente e niente è oltre le sue possibilità.

Il training è la fase di allenamento per l'attore, caratterizzata da una serie di esercizi indirizzati al riscaldamento del corpo, per sbloccare gli ostacoli fisici, e di esercizi adatti a superare gli ostacoli psichici. L'attore deve localizzare le resistenze e gli ostacoli che lo bloccano nel processo creativo. Gli esercizi sono un mezzo per superare gli impedimenti personali, per liberarsi dai riflessi condizionati connessi alla vita quotidiana, per distendersi e concentrarsi sul proprio potenziale energetico, per prendere coscienza della parte artistica della propria personalità partecipando al gioco scenico.
IL TRAINING DELL'ATTORE
L'IMPROVVISAZIONE TEATRALE

IL TRAINING DELL'ATTORE
Scheda tecnica
L'improvvisazione, diventata strumento importante della pratica teatrale, affonda le sue radici nella commedia dell'arte del Cinquecento.
La commedia dell'arte era chiamata "commedia all'improvviso", dove gli attori rispondevano spontaneamente agli stimoli immediati sulla scena, ma tuttavia si può parlare di improvvisazione solo con l'avvento del teatro moderno, identificandola come una tecnica, uno strumento per l'attore. Stanislavski, Copeau, Lecoq, Strehler, Peter Brook, Grotowsky, Dario Fo e molti altri forse meno famosi, hanno pensato e usato l'improvvisazione come espressione artistica.

L'improvvisazione sviluppa la creatività. Ogni volta che dobbiamo adattarci ad una nuova circostanza sorta all'improvviso, si innesca un processo creativo. L'arte dell'improvvisazione è quella capacità di adattarsi in modo estemporaneo e rispondere sinceramente ed istintivamente alle circostanze variabili conferendo significato agli eventi inaspettati o agli incidenti contestuali.

Improvvisare implica la capacità di "lasciarsi andare", che aumenta con la diminuzione del tempo che intercorre tra uno stimolo e la risposta. Vuol dire rispondere senza pensare, senza preoccuparci della reazione del pubblico.

Negli esercizi teatrali come l'igiene mentale, o nelle improvvisazioni, verbali e corporali, si chiede sempre all'attore di far "vuoto mentale", di non pensare a nulla, concentrandosi per convogliare tutte le energie personali e quando si è pronti, buttarsi.

L'improvvisazione assume nel corso del Novecento diversi significati:
- è sinonimo di creatività,
- è tecnica di rappresentazione,
- è montaggio (non ) premeditato di elementi acquisiti,
- è ciò che trasforma un atto di imitazione in una creazione di una realtà.

Nel lavoro dell'attore è grazie all'improvvisazione che si innesca il processo creativo ma nello stesso tempo avviene una trasformazione a livello personale, una dilatazione del proprio campo di esperienza, un processo per prendere coscienza di sé.


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