Ahmed é un quattordicenne curdo che vive in un istituto a Torino. Un giorno va con i suoi compagni sulla cima della Mole, dove scopre che vicino a Torino ci sono le montagne con la neve, come al suo paese, da cui é dovuto fuggire molto piccolo. Decide allora di andare a vedere la neve e scappa dall'istituto. Si uniscono a lui tre compagni: Luigi, siciliano, figlio di mafiosi, Zoran, zingaro di Sarajevo e Tuane, ragazzo della Val Thuras. "Ho visto la neve" é il racconto della loro fuga e, insieme, quella delle loro vite difficili, raccontata da uno dei protagonisti, Luigi, con un finale a sorpresa. Liberamente ispirato a La neve di Ahmed (Il Grandevetro/Jaca Book) di Francesca Caminoli.
FRANCESCA CAMINOLI (Lecco, 1948) é giornalista professionista e ha lavorato a Milano in quotidiani e periodici fino al 1982, anno in cui si é trasferita a vivere a Lucca. Qui ha fatto diversi lavori: traduzioni, uffici stampa, testi per dépliant di aziende e, sporadicamente, ancora qualche articolo per i giornali. Negli ultimi anni ha ripreso in modo diverso la professione, facendo un giornale in NIcaragua con i ragazzi di strada del progetto Los Quinchos, con cui collabora. Dopo la morte del figlio Guido, con il ricavato della vendita delle sue incisioni, ha aperto una piccola scuola di pittura per i ragazzi del progetto e del barrio vicino, a cui andranno i diritti d'autore del suo ultimo libro "Viaggio in requiem". Nel 1999 ha pubblicato "Il giorno di Bajram (Il Grandevetro/Jaca Book), selezionato per il premio Viareggio e il premio Cittá dei Lettori, tradotto in serbo da Jasmina Tesanovic per la casa editrice Feministicka di Belgrado. Sempre con il Grandevetro/Jaca Book ha pubblicato nel 2003 "La neve di Ahmed", ripubblicato nel 2006 da Paravia Bruno Mondadori, in edizione scolastica, e da cui sono stati tratti diversi spettacoli teatrali, scolastici e non (email: igia@iol.it)
Il giorno di Bajram (1999) - Il libro prende spunto da un fatto reale accaduto dopo la fine della guerra in Bosnia. Il giorno di Bajram, importante festa musulmana, alcuni abitanti di Sarajevo varcano i nuovi confini per visitare le tombe dei parenti. Il pullman viene assalito da un gruppo di serbi irriducibili e quattro persone vengono uccise. Le storie che da qui hanno inizio sono finzione. Tra i morti c'é un giovane uomo. Sua moglie Tanja, con i due figli, é profuga a Berlino ed é costretta ad un rientro non desiderato. Fatima invece, profuga con la figlia per quattro anni a Spalato, torna per sua decisione e arriva a Sarajevo proprio il giorno del massacro, in cui sono stati uccisi i suoi genitori. Testimoni involontari dell'assalto al pullman sono un giovane soldato italiano della missione di pace e un violinista serbo. Le storie dei quattro personaggi si intrecciano sullo sfondo della cittá in rovina, che mostra ancora aperte tutte le sue ferite fisiche e psicologiche. Il libro é un racconto non retorico del faticoso ritorno alla vita dopo tutte le guerre ed é anche un piccolo, commovente affresco dei comportamenti umani in situazioni estreme.
Viaggio in requiem (2010) - "Quando, verso la fine di agosto del 2005, fui improvvisamentre attraversata dal desiderio e dal bisogno urgente e inderogabile di essere sul luogo dove mio figlio si era suicidato un anno prima, non sapeva che avrei scritto un diario del lento viaggio che mi ha portato da Lucca a Otranto. Invece, subito la prima sera, sola, in una piccola camera di un piccolo albergo sui MOnti Sibillini, mi sono ritrovata a dialogare per iscritto con lui, ad annotare pensieri, cose viste, sensazioni. E cosí é stato per ogni sera dei diciassette giorni che il viaggio é durato. Forse un modo per fissare i pensieri, per non lasciarli pericolosamente liberi, non so. Al ritorno ho trascritto tutto sul computer. Non avevo intenzione di pubblicare questo diario. E' dovuto passare del tempo prima che prendessi questa decisione. Che ho preso innanzitutto per ricordare e onorare mio figlio, ma anche perché ho pensato che forse la condivisione di un lutto puó essere di conforto ad altri oltre che a se stessi, e infine perché non si dimentichi che nel mondo di oggi, dove ormai si é schiavi di un apparire sempre belli, giovani, sani ed efficienti, dove la morte é diventata quasi un tabú di cui non parlare, c'é anche questo. E fa parte della nostra vita". (Francesca Caminoli)