L'11 Maggio 1860 Giuseppe Garibaldi partito da Quarto con due piroscafi "Piemonte" e "Lombardo", sbarcò a Marsala per compiere, insieme ai suoi Mille, l'eroica impresa che l'Italia conosce. Per le sorti dello Sbarco fu di grande aiuto la presenza di alcune navi inglesi - lì per caso? - adibite all'esportazione dell'ormai famoso vino Marsala prodotto in cantine site nei pressi del porto. Dal filo doppio che lega l'Eroe dei Due Mondi, il prezioso nettare divino e le contorte e poco note vicissitudini del periodo unitario parte la performance "Vita per Vita. Unità mica tanto" curata e interpretata dagli attori di Ar.Te.Mu.Da. che, in un viaggio temporale della durata di un'ora, tenta di far luce sugli aspetti scomodi e nascosti del difficile processo di unificazione che - sorpresa! - non fu solo incoraggiato dalla passione degli eroi risorgimentali. Intrighi, interessi, dissidi e inganni vengono messi su un piatto d'argento nella speranza che il pubblico li rielabori per farsi un'idea propria lontana degli insegnamenti scolastici, spesso riduttivi e di parte. Attraverso un simpatico gioco infantile gli attori vestiranno i panni di tutti i protagonisti di quella storia ignorata che lentamente si farà spazio fra le scene dello spettacolo. Garibaldi e Cavour, il cui rancore reciproco assunse particolare drammaticità nelle sedute parlamentari del 18 e 20 aprile 1861 alla richiesta del Generale di prendere posizione sull'esercito meridionale miseramente liquidato. I deputati di Casoria e Paola, Proto Carafa e Miceli i quali denunziarono lo stato di repressione a cui il Governo aveva condannato il Sud Italia. Donna Nina Rizzo, cameriera personale della Regina Maria Sofia, colei che tutte vede e sa, una sorta di Sibilla Cumana risorgimentale che intreccerà i fili del racconto addossandosi il dovere di ricavarne una morale. La brigantessa Francesca Cerniello di Altavilla Silentina che, imprigionata e pungolata dall'istigatore sabaudo, svelerà i retroscena del fenomeno di resistenza all'invasore, ufficialmente sminuito con il termine improprio di "brigantaggio". Infine, i visi stanchi, disperati e speranzosi degli emigranti costretti, all'arrivo, ad affrontare l'ennesimo sogno infranto. Un atto unico che, reggendosi su un dualismo scenico costante (Garibaldi/Cavour, Deputati/Governo, briganti/esercito, restare/partire), assumerà il valore di storia universale. Il finale, fanno sapere gli attori, è di buon augurio e deve essere letto in un'ottica di unione e condivisione contro ogni tentativo di smembramento di una Nazione che nel 150esimo anniversario della sua nascita si ritrova a fare i conti con il passato anziché mostrarsi al futuro libera da sterili lotte intestine. Del resto loro sono la dimostrazione di come sia riuscita l'arte lì dove è fallita la politica. Piemonte (Renato Sibille), Toscana (Luciano Celi), Campania (Tiziana Rubano), Sicilia (Roberto Micali e Patrizia Spadaro), Lombardia (di nuovo Spadaro) le regioni di provenienza dei teatranti a dimostrazione che raccontare i fatti dalla parte dei vinti, così come avvenuti, non significa fomentare odio, ma al contrario, rispettare e riconoscere l'intelligenza del fruitore ultimo, il pubblico. Gli americani ci hanno messi 136 anni a scusarsi con gli Indiani d'America. Siamo un po' oltre, ma non è mai troppo tardi (Tiziana Rubano).