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Vita per vita. Unità mica tanto

Con: Luciano Celi, Roberto Micali, Tiziana Rubano, Renato Sibille, Patrizia Spadaro

Descrizione

“Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia

meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri

che gli scrittori salariati tentarono di infamare con il marchio di briganti” (Antonio Gramsci)

“La guerra contro il brigantaggio insorto contro lo Stato unitario ci costò più morti

di tutte quelle del Risorgimento…Abbiamo sempre vissuto su dei falsi: il falso di

un Risorgimento che somiglia ben poco a quello che ci hanno dato da studiare a

scuola” (Indro Montanelli)

“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto

di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale,

temendo di esser preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e

suscitato solo odio” (Giuseppe Garibaldi)

L’11 Maggio 1860 Giuseppe Garibaldi partito da Quarto con due piroscafi “Piemonte” e “Lombardo”, sbarcò a Marsala per compiere, insieme ai suoi Mille, l’eroica impresa che l’Italia conosce. Per le sorti dello Sbarco fu di grande aiuto la presenza di alcune navi inglesi – lì per caso? –  adibite all’esportazione dell’ormai famoso vino Marsala prodotto in cantine site nei pressi del porto. Dal filo doppio che lega l’Eroe dei Due Mondi, il prezioso nettare divino e le contorte e poco note vicissitudini del periodo unitario parte la ArTeMuDa che, in un viaggio temporale della durata di un’ora, tenta di far luce sugli aspetti scomodi e nascosti del difficile processo di unificazione che – sorpresa! –  non fu solo incoraggiato dalla passione degli eroi risorgimentali. Intrighi, interessi, dissidi e inganni vengono messi su un piatto d’argento nella speranza che il pubblico li rielabori per farsi un’idea propria lontana degli insegnamenti scolastici, spesso riduttivi e di parte. Attraverso un simpatico gioco infantile gli attori vestiranno i panni di tutti i protagonisti di quella storia ignorata che lentamente si farà spazio fra le scene dello spettacolo. Garibaldi e Cavour, il cui rancore reciproco assunse particolare drammaticità nelle sedute parlamentari del 18 e 20 aprile 1861 alla richiesta del Generale di prendere posizione sull’esercito meridionale miseramente liquidato. I deputati di Casoria e Paola, Proto Carafa e Miceli i quali denunziarono lo stato di repressione a cui il Governo aveva condannato il Sud Italia. Donna Nina Rizzo, cameriera personale della Regina Maria Sofia, colei che tutte vede e sa, una sorta di Sibilla Cumana risorgimentale che intreccerà i fili del racconto addossandosi il dovere di ricavarne una morale. La brigantessa Francesca Cerniello di Altavilla Silentina che, imprigionata e pungolata dall’istigatore sabaudo, svelerà i retroscena del fenomeno di resistenza all’invasore, ufficialmente sminuito con il termine improprio di “brigantaggio”. Infine, i visi stanchi, disperati e speranzosi degli emigranti costretti, all’arrivo, ad affrontare l’ennesimo sogno infranto. Un atto unico che, reggendosi su un dualismo scenico costante (Garibaldi/Cavour, Deputati/Governo, briganti/esercito, restare/partire), assumerà il valore di storia universale. Il finale, fanno sapere gli attori, è di buon augurio e deve essere letto in un’ottica di unione e condivisione contro ogni tentativo di smembramento di una Nazione che nel 150esimo anniversario della sua nascita si ritrova a fare i conti con il passato anziché mostrarsi al futuro libera da sterili lotte intestine. Del resto loro sono la dimostrazione di come sia riuscita l’arte lì dove è fallita la politica. Piemonte (Renato Sibille), Toscana (Luciano Celi), Campania (Tiziana Rubano), Sicilia (Roberto Micali e Patrizia Spadaro), Lombardia (di nuovo Spadaro) le regioni di provenienza dei teatranti a dimostrazione che raccontare i fatti dalla parte dei vinti, così come avvenuti, non significa fomentare odio, ma al contrario, rispettare e riconoscere l’intelligenza del fruitore ultimo, il pubblico. Gli americani ci hanno messi 136 anni a scusarsi con gli Indiani d’America. Siamo un po’ oltre, ma non è mai troppo tardi.

Repliche

  • Lunedì 25 aprile 2011, Salbertrand (TO), Sala Conferenze del Parco naturale del Gran Bosco (FOTO)
  • Martedì 9 agosto 2011, Sant’Angelo a Fasanella (SA), Piazza Ortale
  • Venerdì 9 settembre 9 2011, Rivarolo Canavese (TO), Castello del Malgrà, inserito nella Rassegna “Incroci 2011”, X Edizione, organizzata dal Teatro delle Forme, in collaborazione con Assemblea Teatro e la Provincia di Torino

Guarda un estratto video della replica a Sant’Angelo di Fasanella (SA).

Informazioni aggiuntive