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Thures e la sua valle

Autori: Renato Sibille, Franca Bernard con contributi di Alberto Dotta, Andrea Zonato e Mario Nejrotti

Anno di pubblicazione 2010

Prodotto da ArTeMuDa, Tipografia Baima-Ronchetti (Castellamonte)

Con il contributo di Ce.S.Do.Me.O. (Centro per lo Studio e la Documentazione della Memoria Orale)

Descrizione

Il li bro offre no sguardo al territorio della Val Thuras, alla sua storia e al suo paesaggio diviso in due parti. La prima percorre e descrive il territorio attraverso itinerari lungo gli antichi sentieri, le mulattiere e le strade che lo attraversano con l’indicazione dei toponimi tradizionali, riportati sulle mappe, con gli aneddoti ad essi legati. La seconda parte racconta la comunità contadina e la sua storia attraverso documenti d’archivio, immagini d’epoca e racconti dei testimoni.

Informazioni aggiuntive

Presentazione

Dante Alighieri nel suo De vulgari eloquentia ipotizza che alla creazione del primo uomo, Dio diede ad Adamo una forma locutionis secondo cui i nomi corrispondevano perfettamente alla natura delle cose. Questa forma locutionis scomparve, a causa della presunzione umana, per divina punizione dopo il crollo della torre di Babele. Si perse così quella perfetta originaria corrispondenza tra i nomi e le cose. La lingua si sgretolò lasciando vagare come rottami di una nave affondata i nomi delle cose. Gli uomini non solo si trovarono con un materiale linguistico divenuto informe e non si capirono più, ma persero la concezione unitaria del mondo. Quella lingua originaria era l’unica con cui si poteva leggere chiaramente quel libro che è il mondo. Dopo la torre di Babele il destino dell’imprecisione si impossessa dell’uomo, delle sue lingue naturali, non più universali, ma come lui variabili e mortali.

La perdita di questa lingua originaria, edenica, non implica però che il rapporto tra nomina e res, ovvero tra nomi e cose, sia irrimediabilmente perduto. Il punto è che occorre esplorare i nomina per poter tornare a leggere chiaramente quel libro che è il mondo. I nomi e le cose sono indissolubilmente legati, ma se all’origine dei tempi l’armonia assoluta regnava, ora è necessario una sforzo per associare i nomi dei luoghi con i luoghi stessi. Ogni riga di questo libro ci prende per mano, prende in mano il nomen del luogo e ci svela la res nascosta al suo interno, come un diamante dentro uno scrigno. In questo svelamento ci sorprendiamo e ci sentiamo un po’ più vicini a quella purezza edenica che ci fa sfogliare e intendere il magico libro del mondo. È una visione che ricerca in ogni aspetto del reale, sul territorio, il significato profondo delle cose.

Le parole sono alberi. I toponimi sono alberi con radici profonde. Allora “si risale nel tempo, si scava nei significati, si lasciano sedimentare gli indizi” (A. Baricco). Con calma e tempo, tanto tempo. Perché la fretta è la malattia più grave della nostra epoca. Ci hanno rubato il tempo, l’attenzione e la memoria, perché “il tempo è scardinato”, come dice Amleto. Questo libro è un viaggio che ripercorre le radici dei toponimi di Thures e della sua valle, nel segno della memoria ritrovata. La metà di questo viaggio si chiama profondità. La ricompensa è il senso, che è anche senso il ultimo, anzi, il senso ultimo e profondo delle cose, “collocato in una cella segreta, al riparo dalle più facili evidenze, conservato nel freezer di un’oscurità remota, accessibile solo alla pazienza, alla fatica, all’indagine ostinata” (A. Baricco).

Le radici della memoria e dell’identità sono necessarie. Perché senza quelle non si va e non si resta. Semplicemente si vola via.

Roberto Micali

Ottieni la pubblicazione

La pubblicazione può essere richiesta in formato cartaceo all’Associazione ArTeMuDa via email all’indirizzo info@artemuda.it.